Non mi piace sembrare triste. Eppure evidentemente lo sono. E siete voi a farmelo capire.
Mi piace ri-considerare il passato come quel luogo che ho attraversato a piedi nudi e di cui porto, e porterò sempre, le impronte sotto i piedi.
In realtà cerco cose semplici, cerco l'odore di fiori, l'energia vitale, lo sguardo dell'altro, il calore della gratuità, la propensione all'accoglienza.
Invece qui fa freddo.
Intorno tutti stringono le mani al petto piuttosto che allargarle, tutti hanno imparato a dubitare di un sorriso -come fosse un preambolo truffaldino- tutti stringono alleanze consanguinee perché c'è sete di nemico. E a notte alzano i ponti levatoi.
La mia non è tristezza. E' freddo. E' calore freddato dal vento che spira. E' sensibilità mortificata da sentimenti da marketing, dosati e cellophanati come prodotti da banco. Non ci sto a sembrare melanconica e triste, attaccata al passato. Non è nelle mie corde. Io so di essere una donna coraggiosa, non una nostalgica. E' solo il sordo sibilo del giunco che vibra. E' ostinata resistenza, vertigine nel flettersi. E' lo stare affacciati al balcone in attesa che spiri di nuovo la brezza che intiepidisca gli animi.
Non è un fatto personale. Ci riguarda. Tutti. E' nostalgia del calore che nessuno di noi ha più intorno a sé.